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Cambiare metodo è sperimentare: quando e perché ha senso farlo

Cambiare metodo è sperimentare: quando e perché ha senso farlo

C’è un momento, nel percorso di chi ama carta, penne e organizzazione, in cui una domanda inizia a farsi spazio: “Questo metodo mi rappresenta ancora?”

Cambiare metodo non significa buttare tutto all’aria, né ammettere un fallimento. Al contrario: spesso è il segnale più chiaro che stiamo crescendo, che i nostri ritmi cambiano, che le nostre priorità si spostano. Sperimentare è parte naturale del processo.

Quando un metodo smette di funzionare

Un metodo smette di funzionare non quando è “sbagliato”, ma quando:

  • lo segui per inerzia
  • compili le pagine senza entusiasmo
  • inizi a saltare passaggi “perché tanto non servono”
  • senti che hai bisogno di una ventata di freschezza, di sperimentarti con qualcosa di nuovo

La verità è che nessun sistema è universale o eterno. Quello che funzionava perfettamente un anno fa potrebbe non essere più adatto alla persona che sei oggi.

Cambiare non è ricominciare da zero

Uno dei grandi timori è questo: “Se cambio metodo, perdo tutto.”
In realtà, ogni sistema che hai usato ti ha insegnato qualcosa. Anche quello che hai abbandonato dopo tre settimane.

Cambiare metodo non è cancellare il passato, ma fare un passo laterale: tenere ciò che funziona, lasciare andare il resto. Magari resti fedele al planning settimanale ma cambi layout. O aggiungi spazio creativo dove prima non c’era, oppure togli, rendi tutto più minimale e perfetto per il colpo d'occhio.

Perché sperimentare fa bene

Sperimentare ha un enorme valore, soprattutto se ami gli strumenti analogici:

  • ti rende più consapevole di come lavori davvero
  • ti aiuta a distinguere ciò che ti piace da ciò che ti serve
  • riporta curiosità e gioco nella routine
  • trasforma l’organizzazione in un gesto personale, non rigido

La sperimentazione non deve essere radicale. A volte basta cambiare un dettaglio: un formato, il colore della penna, un modo diverso di usare una pagina.

Il momento giusto per cambiare

Non serve aspettare gennaio, un nuovo anno o una nuova agenda. I momenti giusti sono spesso questi:

  • un cambio di lavoro o di ritmo
  • una fase più creativa o più operativa
  • la sensazione di essere “stretti” nel sistema attuale
  • il desiderio di più semplicità (o più spazio)

Se senti che stai forzando un metodo per adattarti a lui, forse è il momento di fare il contrario.

Il metodo migliore è quello che evolve con te

Un buon metodo non è quello perfetto, ma quello vivo. Quello che può essere modificato, piegato, riscritto. Quello che ti accompagna senza ingabbiarti.

Concederti di cambiare è un atto di ascolto. E sperimentare, in fondo, è uno dei modi più belli per restare in contatto con ciò che sei adesso — non con ciò che eri quando hai scelto quel metodo.

Da dove partire quando senti il bisogno di cambiare metodo

Ok, hai capito che qualcosa non torna più. Il metodo che usi ti sta stretto, o semplicemente non ti entusiasma come prima. Ma da dove si parte davvero, senza fare confusione o accumulare quaderni a metà?

Ecco alcuni punti fermi che possono aiutarti a sperimentare in modo consapevole (e sostenibile).

1. Parti da ciò che NON funziona

Prima ancora di chiederti “cosa vorrei provare?”, chiediti:

  • cosa sto evitando di compilare?
  • quali pagine restano sempre vuote?
  • cosa mi pesa mantenere nel tempo?

Spesso il cambiamento nasce più chiaramente da un qualcosa che non funziona che da un desiderio. Individuarlo ti evita di replicarlo in un nuovo sistema.

2. Cambia una cosa sola alla volta

Uno degli errori più comuni è rivoluzionare tutto insieme: formato, struttura, strumenti, stile.
Risultato? Dopo due settimane non sai cosa ha funzionato e cosa no.

Meglio scegliere una sola variabile:

  • stesso quaderno, nuova struttura
  • stessa struttura, formato diverso
  • stesso planning, ma meno pagine
  • stessa agenda, ma con più spazio creativo

La sperimentazione funziona quando è leggibile.

3. Scegli un supporto flessibile

Quando sei in fase di prova, evita sistemi troppo “vincolanti”.
Meglio:

  • quaderni semplici
  • planner non datati
  • inserti o refill
  • pagine che puoi aggiungere, togliere, spostare

La libertà di correggere il tiro è fondamentale: sapere che puoi cambiare idea rende il cambiamento meno faticoso.

4. Dai un tempo alla prova

Un metodo non si capisce in due giorni, ma nemmeno in sei mesi forzati.
Un buon compromesso? 3–4 settimane.

Abbastanza per:

  • vedere se lo usi davvero
  • capire se ti semplifica la vita
  • sentire se ti viene naturale aprirlo

Se dopo questo tempo lo eviti, non è pigrizia: è un segnale.

5. Osserva come lo usi, non come “dovrebbe” essere

Qui arriva la parte più interessante.
Non guardare le pagine perfette online, guarda le tue:

  • dove scrivi di più?
  • cosa aggiungi spontaneamente?
  • cosa salti sempre?

Il tuo modo reale di usare un planner è la miglior guida per costruire il tuo metodo, non quello ideale.

6. Accetta il metodo ibrido

Spoiler: pochissime persone usano un solo metodo puro.
La maggior parte crea sistemi ibridi, fatti di pezzi presi qua e là.

Ed è giusto così.

Un po’ agenda, un po’ lista, un po’ journaling.
Un sistema che cambia con i periodi dell’anno, con il lavoro, con l’energia.

In sintesi

Cambiare metodo non è trovare quello definitivo, ma imparare a:

  • ascoltarti
  • adattare gli strumenti a te
  • concederti di evolvere

Se stai sperimentando, non stai perdendo tempo.
Stai costruendo un metodo che ti somiglia sempre di più. 
E poi diciamolo, sperimentare è divertente!

In questo video sul nostro canale Youtube racconto cosa ho deciso di cambiare per la mia organizzazione nel 2026 rispetto all'anno precedente. 

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